Scandalo Monumentando: denuncia e manifesto dei commercianti di Chiaja

 Scandalo Monumentando: denuncia e manifesto dei commercianti di Chiaja
Brancaccio: “Ancora anomalie su un appalto milionario che offende il Bene pubblico”

“Il centro commerciale di Chiaja, presieduto da Salvatore Senese, ha presentato un esposto denuncia alla Procura della Republica di Napoli in cui si prospettano una serie di anomalie relative all’appalto Monumentando, che sta offendendo il bene pubblico coprendo i monumenti con enormi pubblicità senza alcuna scadenza”.
A dichiararlo è l’Avvocato Gaetano Brancaccio, presidente dell’Associazione culturale “Mario Brancaccio”, che ormai da mesi sta seguendo una vicenda dai contorni poco chiari che si è arricchita di nuovi e inquietanti particolari.
Una serie di locandine, saranno esposte a partire da domani sulle vetrine dei negozi della storica strada dello shopping partenopeo. “Chi guadagna sul ponte di Chiaia?”, è la domanda che i commercianti hanno fatto alla Procura e faranno ai cittadini tutti.
Il ponteggio, coperto da una pubblicità che viene cambiata regolarmente, è stato pagato dal Comune che con apposita delibera e per un costo di oltre 96mila euro avrebbe dovuto mettere in sicurezza la zona e riparare i cittadini da un eventuale caduta di calcinacci.
Questa impalcatura realizzata con somma urgenza è stata poi “regalata” alla società che gestisce Monumentando, la Uno Outdoor srl, che ha utilizzato il ponteggio come sostegno ai cartelloni pubblicitari.
L’appalto che assegnava la pubblicità di Monumentando prevedeva specificamente che la spesa per l’allestimento dei ponteggi fosse a cura della società aggiudicatrice di un appalto milionario.
“Per il Ponte di Chiaia – afferma Brancaccio – questo non si è verificato, poiché è stata utilizzata la struttura fatta a spese del Comune di Napoli e quindi di tutti noi cittadini”.
Come se non bastasse, al danno va aggiunta la beffa di un ponteggio allestito in fretta e furia, che ha causato danni seri ai negozi e quindi al commercio sottostante.
Inoltre, l’immensa superficie garantita alla pubblicità non consente il passaggio di mezzi di soccorso dei vigili del fuoco in caso di emergenza nella zona e potrebbe essa stessa rappresentare un pericolo per l’incolumità dei cittadini in caso di incendio o di forte vento.
All’affare “Monumentando” si aggiunge così un altro capitolo.
Attraverso questo appalto si sono consegnati 27 mirabili monumenti napoletani ad una s.r.l. con 6mila euro di capitale versato che nel lontano 2013 vince una gara d’appalto che garantisce introiti pubblicitari ad oggi superiori a 300mila euro al mese, in totale esenzione di tasse della pubblicità e di occupazione di suolo pubblico.
La prima anomalia è che si consente, in spregio alla normativa, ad una società che non ha i requisiti tecnici di guidare un appalto di opere che prevedono per legge che l’impresa assegnataria abbia i requisiti tecnici richiesti per l’opera di consolidamento dei beni monumentali.
A questa stessa società viene affidata tutta la progettazione, creando un insanabile conflitto tra l’impresa che ha interesse a tenere per il maggiore tempo possibile i cartelloni pubblicitari di cantiere ed il cittadino il cui interesse è invece che i lavori procedano il più rapidamente possibile, a regola d’arte e senza intoppi. Tutto ciò in contrasto con quanto previsto dal bando di gara che, all’articolo 11, sancisce che l’utilizzo degli spazi pubblicitari è consentito, sino alla data di ultimazione dei lavori, sia dichiarato in sede di gara.
La ripetuta violazione della previsione contrattuale è avvenuta sistematicamente per ogni opera che è stata gestita fino ad oggi dalla Uno Outdoor srl. Con questo “accorgimento” i lavori della Fontana del Carciofo previsti in 60 giorni sono terminati dopo un anno e tuttora fa ancora bella mostra di sé un cartello pubblicitario nell’aiuola.

Per l’Obelisco di Porto Salvo si è passato dai 60 giorni agli otto mesi ed i lavori non sono ancora iniziati. Per il Ponte di Chiaia i lavori sarebbero dovuti terminare dopo 240 giorni e ad oggi non sono ancora iniziati, mentre la pubblicità gode già di un anno di introiti. La Fontana della Maruzza è stata finita solo dopo otto mesi, invece dei preventivati 60 giorni. Idem per il monumento a Diaz, che è ancora ingabbiato da un enorme spot senza che i lavori siano iniziati.
“Incredibilmente – conclude Brancaccio – a differenza di quanto previsto nel contratto di appalto, l’impresa non rispetta i tempi previsti per le varie progettazioni e per i lavori e non viene fissato nessun limite o penale in caso che le progettazioni risultino errate e debbano essere riproposte. Anzi, ogni volta che l’impresa sbaglia la progettazione riparte di nuovo il termine di giorni previsti per realizzare la progettazione stessa. Insomma, si è creato un meccanismo in cui più l’impresa sbaglia la progettazione e più si allungano i tempi di consegna dei lavori e quindi più guadagna l’impresa attraverso gli introiti della pubblicità”.

 

http://www.ilvelino.it/it/article/2016/06/14/napoli-scandalo-monumentando-denuncia-e-manifesto-dei-commercianti-di-/4d242bcb-24fb-4295-abbf-2d2f5df89412/