Abbeveratoio Monumentale a Calata Capodichino

Descrizione e note storico-artistiche:

L’abbeveratoio monumentale si trova sulla Calata
Capodichino, alla periferia nord di Napoli. Il nome Capodichino, risalente ad età medievale, deriva dal latino “caput de clivo”, con cui veniva indicata la parte terminale di una ripida strada – detta clivius – che partiva da Porta Capuana. In un documento che porta la data del 16 ottobre 1342 è citata la Regina Sancia, moglie di Roberto d’Angiò, che dona al Monastero del “Corpo di Cristo”, oggi “Santa Chiara”, un pezzo di terra situato in un luogo detto “Capo de Chio”.

Altre notizie risalgono al periodo della dominazione spagnola in cui il Vicerè “Don Pedro Giron operò delle trasformazioni alla bella strada di Capodichino. Prima che aprissero la strada per Capodichino, nel1585, la zona era inaccessibile perché ricoperta da fitta vegetazione e pericolosa da percorrere per la presenza di ladri e briganti.
Al tempo della dominazione borbonica in occasione di una visita della Regina Maria Carolina
d’Austria, moglie di Ferdinando IV di Borbone, furono apportate modifiche e fu riaccomodata la
strada. L’abbeveratoio venne costruito nel 1943 per volontà di Elena d’Orléans, moglie di Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta come dono della duchessa alla città.
Si compone di una alta parete in tufo su cui è addossata una vasca in piperno. Sul fronte è inserita una cornice di piperno con epigrafe di marmo che riporta un verso del Vangelo di Matteo e la data di fondazione della struttura. Al di sotto si nota un foro dal quale scorreva l’acqua. Per decenni ha funzionato come abbeveratoio per gli animali che si spostavano verso il centro della città.

Attualmente l’area a ridosso della fontana è stata recintata a causa di dissesti e cedimenti della
parete tufacea a cui è addossata la vasca.

scheda_Abbeveratoio_Monumentale

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