Irregolari gli sponsor sui monumenti l’Anac boccia il contratto del Comune | monumentando; comune di napoli; ANAC; Cantone; Brancaccio; Luigi de Magistris

 È finito il tempo della bagarre, dei dubbi, delle illazioni e dei sospetti. Da ieri alle 14,25 sul progetto «Monumentando» si è abbattuta la mannaia dell’Anticorruzione. Nel primo pomeriggio al Comune di Napoli è stata inviata una mail ufficiale e certificata. Mittente: Anac. Contenuto: otto capitoli di contestazione sull’intero progetto, dalla fase dell’appalto all’esecuzione dei lavori ai tempi di esposizione pubblicitari. Una lunga lista di errori e inottemperanze che mettono in ginocchio il progetto fortemente voluto dall’Amministrazione.

Si tratta di un bando varato quattro anni fa che prevede un accordo di sponsorizzazione per il recupero di ventisette monumenti cittadini. In quel bando si chiedeva a eventuali sponsor di presentarsi per restaurare i monumenti; in cambio delle spese per il restauro, nel periodo dei lavori, lo sponsor avrebbe potuto esporre messaggi pubblicitari intorno al cantiere. Per quel bando arrivò una sola proposta, da parte della «Uno Outdoor», che prese in blocco tutti e ventisette i monumenti da restaurare. La società è attiva nel mondo della vendita degli spazi pubblicitari e, fin dal primo momento, ha chiarito che si sarebbe accollata l’onere del pagamento e avrebbe «venduto» gli spazi pubblicitari sui monumenti ad inserzionisti interessati. Il progetto è partito con il restauro della Fontana del Carciofo a piazza Trieste e Trento, è andato avanti con la colonna spezzata a piazza Vittoria, s’è innestato sugli eterni lavori del Ponte di Chiaia e su quelli altrettanto infiniti delle Torri Aragonesi, oltre a tanti altri interventi di minore impatto.

Sul progetto, fin dalla fase di partenza s’è abbattuta la scure delle polemiche. In particolare l’associazione culturale «Mario Brancaccio» si è fatta portavoce delle proteste e, alla fine della scorsa primavera, ha chiesto un intervento dell’Autorità Anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone. L’Anac ha avviato un procedimento, ha chiesto documenti, eseguito analisi della vicenda e, ieri pomeriggio, ha presentato i risultati dell’istruttoria che ha smantellato, punto per punto, il progetto inventato dall’Amministrazione De Magistris per il recupero dei monumenti. Otto punti di contestazione inviati ieri via mail. Il primo riguarda proprio la struttura del contratto proposto dal bando di «Monumentando» che, secondo l’Anac, non rappresenta un accordo fra Comune e sponsor ma somiglia a una banale concessione di spazi pubblicitari.

L’Anticorruzione chiarisce che la norma sull’intervento dei privati nel restauro di monumenti, prevede che l’azienda che si accolla l’onere del pagamento ottiene in cambio la possibilità di affiancare il proprio nome alle operazioni di restauro mentre, in questo caso, non è così: l’azienda che si occupa del pagamento non pubblicizza se stessa ma, appunto, vende la pubblicità. Su questo dettaglio l’Anac solleva anche un dubbio di «coerenza» fra il progetto varato dal Comune e e il regolamento dello stesso Comune circa le sponsorizzazioni dei beni monumentali: «Il Comune di Napoli – è scritto in quel regolamento – non favorisce forme di mera intermediazione tra la sponsorizzazione e l’esecuzione dei lavori da sponsorizzare». Esattamente il contrario di quel che avviene con «Monumentando».

C’è, poi, una porzione dedicata al valore di questa operazione. L’Anticorruzione imputa al Comune una errata valutazione, perché allo sponsor viene chiesto di impegnarsi semplicemente per l’importo del restauro senza dare alcun peso economico alla esposizione pubblicitaria che viene offerta in cambio all’azienda. Insomma, spiegano dall’Anac, ci sarebbe stata la possibilità di guadagnare qualcosa in più dal contratto, ma il Comune non ci ha pensato. Sempre in tema di contratto, lo staff di Raffaele Cantone rileva la «singolarità» della firma ufficiale apposta dalla «Uno Outdoor» due anni dopo aver vinto il bando. Però in quei due anni molti degli interventi di restauro sono stati ugualmente effettuati con la motivazione della grande urgenza. Urgenza, sottolinea l’Anac, generata proprio dai ritardi del Comune.

C’è, poi, una ampia porzione del documento riservata ai tempi dell’esposizione pubblicitaria. Si rileva come sia illogica la decisione di consentire l’esposizione pubblicitaria anche durante i tempi di progettazione del lavoro. Viene sottolineato come il progetto debba passare al vaglio della Soprintendenza e basterebbe inserire volutamente un errore per vederselo rigettare e così ottenere un maggiore tempo di esposizione pubblicitaria. Chiede l’Anac di rispettare il bando che prevede di posizionare i cartelli pubblicitari solo durante il periodo di esecuzione dei lavori. Ma proprio sui tempi «allungati» della pubblicità c’è un intero capitolo nel documento Anac. Per la Fontana del Carciofo furono necessari novanta giorni in più (ma ne furono concessi 120, chissà perché), spiegando che il materiale della fontana era diverso da quel che si pensava (bronzo invece che marmo). Eppure nel contratto, nota l’Anac, tra i compiti della società che aveva vinto il bando, c’era proprio quello di effettuare verifiche preventive.