Le torri aragonesi di Napoli nel cantiere si rubava acqua

 Furto d’acqua e scarico abusivo di liquami. Con queste accuse è stato denunciato ieri dai carabinieri il direttore dei lavori di uno dei cantieri Uno Outdoor, la società di pubblicità aggiudicatrice della gara indetta dal Comune, incaricata del restauro di ventisette monumenti in città. Nel cantiere per il recupero delle Torri aragonesi, in via Marina, secondo gli investigatori, era stato effettuato un allacciamento abusivo alla rete dell’Abc, l’azienda che gestisce l’acquedotto. Non solo. I militari della compagnia Napoli centro hanno scoperto che liquami prodotti da un wc usato dagli operai venivano fatti confluire abusivamente in un pozzetto, sempre gestito da Abc (ma, è bene chiarirlo subito, non c’era alcun contatto tra il putridume e l’acqua delle condotte).

Gli illeciti sono stati intercettati nel corso di un sopralluogo effettuato dalle forze dell’ordine al di là della recinzione che «ingabbia» i monumenti, dove spesso trovano rifugio per la notte extracomunitari e senza fissa dimora. I carabinieri hanno identificato il geometra responsabile del cantiere e lo hanno denunciato all’autorità giudiziaria. Il furto d’acqua ammonterebbe a circa tremila euro. Ma la Uno Outdoor respinge le accuse: «Il cantiere non è stato ancora avviato – dice l’amministratore delegato – pertanto tutte le accuse vanno rivolte a chi gestiva l’attiguo distributore di benzina ora in disuso».

Una nuova saetta si abbatte, dunque, su Monumentando, il progetto per il recupero di ventisette «tesori napoletani». La scorsa settimana erano scesi in campo i commercianti di via Chiaia che avevano affisso una serie di manifesti lungo la strada per denunciare la Uno Outdoor di aver ingabbiato il monumentale ponte e di non aver effettuato ancora i lavori, per fare in modo che il cartellone della pubblicità restasse il più a lungo possibile sulla storica struttura. Una circostanza che era pure stata respinta con veemenza dall’amministratore delegato della Uno Outdoor, Giuliano Annigliato, che aveva scaricato sulla Soprintendenza ai beni architettonici il ritardo per l’avvio dei lavori.

Lo scorso maggio, invece, venne indetta una conferenza stampa dall’avvocato Gaetano Brancaccio, presidente dell’ Associazione Mario Brancaccio. «Il restauro di ventisette monumenti affidato dopo una gara del Comune è stato trasformato in un pretesto per fare pubblicità. Il recupero doveva essere completato in sessanta giorni. Invece molti di quesi monumenti dopo dieci mesi sono ancora impacchettati» aveva dichiarato il legale che aveva organizzato l’incontro con i giornalisti insieme con l’allora consigliere comunale Gennaro Esposito. Ed aveva rilanciato: «I monumenti in questione sono 27 tesori dell’arte internazionale di valore inestimabile. Sono stati consegnati ad una srl con capitale versato di 6mila euro. La nuova normativa sugli appalti prevede che tali tesori possano essere appaltati solo ad imprese di solidità assoluta ed iperspecializzate nella tutela». Brancaccio aveva infine sottolineato che nell’appalto non sono previste penali per i ritardi della progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva che è tutta a carico e di responsabilità diretta della srl.

(Fonte: Il Mattino di Napoli)